Autosvezzamento: iniziamo!

Autosvezzamento: iniziamo!

Nel precedente articolo abbiamo capito cosa significa svezzare, quando farlo e quali sono le basi per un’alimentazione complementare sicura, efficace e corretta. In questo articolo capiremo invece quali sono i principi base dell’autosvezzamento.

Ricordate l’elenco di tutti i vantaggi dell’autosvezzamento? Solo per citarne alcuni: divertente, naturale, modalità attraverso la quale avviene apprendimento, sicurezza nell’atto di mangiare, Conoscenza, Conquista di potenzialità, Fiducia, Controllo dell’appetito, etc. (per la lista completa leggi qui). Ma l’autosvezzamento nasce soprattutto per rendere il passaggio dall’alimentazione lattea all’alimentazione solida il più possibile naturale e graduale per il piccolo nonché di facile gestione per il genitore, che non guasta. Questa fase di transizione è necessaria per soddisfare i nuovi bisogni che il bambino ha intorno ai sei mesi di vita, tuttavia non è semplice far capire ad un neonato che d’ora in poi dovrà cibarsi di altro oltre al latte materno o artificiale che fino ad oggi ha costituito la sua unica fonte di nutrimento. Difatti bisogna pensare che non è solo il cibo a cambiare ma anche la modalità con la quale viene somministrato, il che risulterà ulteriore elemento di destabilizzazione.

L’autosvezzamento sfrutta come punto di forza la modalità di apprendimento base di tutti bambini, ovvero l’imitazione. L’obiettivo dell’autosvezzamento è di condividere il pasto con gli altri componenti della famiglia, senza far mangiare il bambino in un momento e in una sede diversa, facilitando così per i genitori la gestione del pasto (che sarà unico per tutti, dopo vedremo come). Da qui nasce la prima limitazione, se così vogliamo definirla, dell’autosvezzamento, ovvero la necessità di avere delle abitudini alimentari famigliari sane. Ho parlato di limitazione, ma questo approccio potrebbe diventare un’opportunità per tutto il nucleo familiare, ovvero prendere al balzo quest’occasione per modificare in un’unica volta le abitudini alimentari di tutti membri della famiglia. Questo elemento risulta imprescindibile, difatti come già sottolineato precedentemente, la forza dell’approccio si basa proprio sull’imitazione e quindi sarà necessario dare il buon esempio ma soprattutto condividere tutti insieme i medesimi alimenti.

mano svezzamento 2

 

Direte voi: come è possibile che un bambino di sei mesi mangi le mie solite cose? Naturalmente sarà necessario avere delle accortezze verso tutti quei cibi che saranno condivisi nel pasto. In primo luogo il pasto dovrà essere bilanciato, non occorre naturalmente essere dei nutrizionisti ma avere delle basi di buona alimentazione. Si consiglia nella giornata di inserire i seguenti elementi: almeno un elemento della categorie verdure, uno della categoria carboidrati complessi, uno della categorie proteine e uno della categoria grassi. Tra le verdure è bene sottolineare che le patate non rientrano tra di esse, così come i legumi, che appartengono alle proteine. Se non avete idea di quali siano gli alimenti che fanno parte dei carboidrati piuttosto che delle proteine o dei grassi fatevi sopportare da una persona competente. Il secondo punto fondamentale è l’assenza/minima presenza di sale che deve caratterizzare i cibi del piccolo. Il segreto per non fare preparazioni diverse è di cucinare tutto senza sale e condire gli alimenti sono nel proprio piatto. Il terzo punto è l’assenza di zucchero, inutile per il bambino dal punto di vista nutrizionale ma non innocuo per gli effetti collaterali che poterebbe comportare come carie, abitudine del gusto a cibi dolci escludendo tutti gli altri e così via. L’ultimo ma non meno importante fattore da prendere in considerazione è: come rendere gli alimenti che mangio adatti ad un bambino di sei mesi? Essi devono avere una consistenza simile ad un cibo pre-masticato, difatti i bambini non hanno ancora i denti per svolgere questo processo. In linea di massima i cibi più duri devono essere cotti, preferendo cottura al vapore o al forno, mentre i cibi più morbidi possono anche essere mangiati crudi.

Ci sono una serie di alimenti che vanno evitati (ne abbiamo già parlato nello scorso articolo): i formaggi ricchi di sale e in alcuni casi anche caratterizzati dalla consistenza che potrebbe causare soffocamento, merendine e biscotti per la loro ricchezza in zucchero e così via. Eliminati questi elementi, che non dovrebbero comunque rappresentare la quotidianità di abitudini alimentari sane, scegliendo materie prime di qualità (riducendo ai minimi termini prodotti della grande industria) e cucinando il tutto con semplicità, comporre un pasto sano e adeguato anche alle necessità di un bimbo di sei mesi, non è poi così difficile.

Un ulteriore fattore che ci garantisce serenità e sicurezza è la gradualità con la quale il bambino si approccerà ai nuovi cibi. Difatti nel primo periodo e se siete fortunati il bambino assaggerà il cibo proposto, ma molto più probabilmente ci giocherà solamente. Tutto ciò è assolutamente normale, gli stiamo offrendo qualcosa di nuovo, colorato, profumato e di dimensioni varie, non così distante da molti altri giochi con i quali è solito dilettarsi. L’apprendimento, in questo caso capire che ciò che gli presentiamo è cibo che riempie il pancino, passa attraverso il gioco e l’esperienza, per questo non dovete dispiacervi né mortificarvi se il bambino gioca, lancia e butta per terra il cibo. È bene ricordare ancora una volta che l’imitazione è la migliore forma di apprendimento e che quindi la condivisione del pasto sarà un valido aiuto. La naturale gradualità con la quale il bambino verrà in contatto con il cibo rasserena chi deve comporre il pasto: non importa che sia calibrato al millesimo, può darsi che assaggi tutto come niente, il latte materno o artificiale che sia, che continueremo a dargli, garantisce tutto ciò di cui lui ha bisogno.

taglio svezzamento
20 novembre 2019 / Senza categoria

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