Svezzamento e autosvezzamento: le basi.

Lo svezzamento è quella fase di passaggio che permette al bambino di passare da un’alimentazione totalmente liquida, costituita latte materno o artificiale, ad un’alimentazione completa e solida. La parola svezzamento, ovvero togliere il vezzo non è a mio parere quella più idonea, in quanto l’allattamento (naturale o artificiale che sia) non è un vezzo/vizio, ma un’esigenza fisiologia del bambino. Userò la parola svezzamento poiché quella di uso comune, tuttavia sarebbe più preciso parlare di alimentazione complementare, che al meglio spiega come sia necessario intorno al 6° mese di vita del bambino iniziare a supportare l’alimentazione lattea con alimenti solidi così da completare i nuovi fabbisogni nutrizionali del bambino.

Lo svezzamento è un passaggio molto importante nello sviluppo del bambino, non solo per la capacità di quest’ultimo di riuscire ad apprezzare un ampio range di sapori, gusti e consistenze ma anche perché contestualmente è possibile sviluppare abilità psico-fisiche di rilievo di cui più avanti parleremo. Lo svezzamento si richiede poiché il latte diventa non più sufficiente a ricoprire completamente i fabbisogni del bambino, principalmente per la carenza del minerale ferro.

Ma valutiamo i principi base che regolano lo svezzamento. Quali sono le indicazioni sulle tempistiche da rispettare per iniziare lo svezzamento? é fondamentale che esso avvenga nel momento in cui il sistema digerente del bambino risulta pronto per accogliere cibo diverso dal latte, così come il sistema immunitario visto il concomitante ingresso di sostanze estranee. Risulta quindi molto importante che lo svezzamento non avvenga troppo presto (prima dei 4 mesi) né troppo tardi (dopo l’8° mese). Il periodo consigliato è introno al 6° mese tuttavia non è una data fissa, poiché lo sviluppo del sistema digerente e immunitario non è per tutti lo stesso, così alcuni bambini saranno pronti prima, altri dopo, non ci sono regole fisse! Né bisogna allarmarci se il tempo si discosterà leggermente da quello suggerito. Come è possibile capire se il bambino sarà pronto per iniziare lo svezzamento? Quest’ultimo manifesterà precise caratteristiche:

  • interesse per il cibo. Questo è possibile notarlo in corrispondenza di un pasto in famiglia: se il bambino si allunga sul tavolo per prendere qualcosa, se ha l’istinto di portarselo alla bocca, etc
  • mantenimento di una posizione eretta da seduto. Questo è molto importante per limitare il rischio di soffocamento, difatti se si iniziasse lo svezzamento in posizione semi-sdraiata, il rischio sarebbe molto più alto
  • perdita del riflesso di estroflessione della lingua. Basta passare un dito sulle labbra per scatenarlo.

Se il vostro bambino avrà le suddette caratteristiche sarà pronto per lo svezzamento, e adesso cosa fare? Esistono 2 approcci diversi allo svezzamento, quello tradizionale che prevede l’introduzione degli alimenti secondo schemi precisi e l’autosvezzamento dove non ci sono tabelle di inserimento e il bambino sceglie in autonomia in base a delle proposte famigliari condivise con gli altri membri. Vorrei sottolineare quest’ultimo punto, quando si parla di autosvezzamenrto non si tratta di dare al bambino tutto ciò che vuole, anzi le proposte dovranno essere pensate tuttavia è possibile condividere col resto della famiglia la maggior parte dei cibi con le dovute accortezze, il bambino potrà partecipare al pasto famigliare senza pappe solitarie e monogusto. Con l’autosvezzamento si permette al bambino di sperimentare, di farsi guidare dall’istinto, di attuare il meccanismo dell’imitazione e rendere il tutto più naturale e gradevole per il piccolo e per il resto della famiglia.

Prima di dare indicazioni pratiche all’autosvezzamento (di cui parlerò nel prossimo articolo), è importante precisare quali sono le regole base da attuare a prescindere che si scelga di effettuare un’alimentazione complementare naturale o tradizionale. La prima regola riguarda la qualità degli alimenti che vengono offerti: questa deve essere molto alta poiché è importante esporre il meno possibile i bambini a sostanze pericolose quali pesticidi, conservanti e quant’altro, di cui per altro ancora non sono noti nel dettaglio gli effetti collaterali. Al di là della presenza di sostanze poco conosciute è importante che gli alimenti proposti siano poco trattati/processati difatti questi processi li impoveriscono di sostanze benefiche. Da qui nasce la dicotomia tra un alimento di produzione casalinga, sicuramente più sano e genuino ma ipoteticamente meno sicuro dal punto di vista igienico e gli alimenti industriali, sicuramente meno qualitativi ma che per molti rappresentano una sicurezza dal punto di vista igienico-sanitario. Sicuramente gli alimenti industriali hanno dei processi produttivi tali che garantiscono la salubrità del prodotto finito, anche con controlli specifici, tuttavia non dobbiamo avere timore della preparazione casalinga se attuata con tutte le consuete prassi igieniche. Tra di esse ricordiamo: lavarsi accuratamente le mani, scegliere alimenti di qualità da lavare con cura soprattutto se mangiati crudi, cuocere adeguatamente tutti gli alimenti che necessitano di cottura, utilizzare stoviglie pulite, conservare adeguatamente gli alimenti in contenitori ed a temperature specifiche. In generale meglio preparare e mangiare gli alimenti subito, evitando così la possibile crescita di batteri indesiderati.

Gli alimenti dovranno essere nutrizionalmente densi, i bambini hanno una capacità gastrica ridotta e dobbiamo ricordare che contemporaneamente sarà ancora assunto latte, per cui riempire il loro pancino con alimenti voluminosi ma poco ricchi di nutrienti è assolutamente controproducente. Spesso gli alimenti voluminosi sono ricchi di fibre, che sono poco indicate nei primi mesi di vita poiché un’eccesso potrebbe interferire con l’assorbimento di alcuni nutrienti essenziali come ferro e calcio.

Alcuni alimenti potrebbero essere pericolosi per il soffocamento a causa della loro forma che potrebbe ostruire le vie aeree e dalla loro consistenza scivolosa, tra questi: noci, piselli, pezzi di carota cruda, chicchi di melograno, acidi di uva, pomodorini pachino. In questa immagine alcuni esempi di taglio dei cibi per evitare soffocamento.

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Il sale è assolutamente da evitare almeno fino al primo anno di vita, in quanto i reni dei bambini non sono abbastanza maturi per gestire il sale, inoltre quest’ultimo potrebbe provocare dei danni a carico delle pareti vasali. Una volta instaurato il gusto del sale è molto difficile abbandonarlo in età più adulta, per questo è molto importante evitare di aggiungerlo ai pasti e fare molta attenzione a quegli alimenti che ne sono ricchi come formaggi (il famoso parmigiano per insaporire i brodini vegetali non ha un razionale), pane, affettati o altri prodotti confezionati. Per inciso quindi il prosciutto riportato nella tabella per il rischio soffocamento è doppiamente da evitare, anche per il suo alto contenuto di sale.

Lo zucchero è un nutriente non indispensabile, anzi dona calorie vuote, aumenta il rischio di carie in giovane età e predispone ad un gusto dolce che limita il ventaglio di scelte alimentari del bambino. Per questo limitate l’assaggio del dolce/dessert alle occasioni ma evitate assolutamente bibite di qualsiasi genere. Fate molta attenzione anche a quegli alimenti che nascondono grandi quantità di zuccheri, come alcuni yogurt ad esempio, quelli alla frutta ne sono particolarmente ricchi, ma in generale quelli aromatizzati. Scegliete sempre uno yogurt bianco naturale e se il bambino sembra non gradire addolcitelo con della frutta fresca (non miele, vedi il prossimo punto). Testate gli alimenti così come sono, rimarrete piacevolmente colpiti dalle scelte del vostro bambino, spesso fuori dal comune immaginario. Il loro gusto è ancora da plasmare e se soprattutto durante la gravidanza e l’allattamento naturale (se è il vostro caso) avete mangiato un po’ di tutto il bambino sarà già venuto in contatto con un’ampia gamma di sapori diversi e sarà così  pronto anche a gusti forti o particolari come l’amaro o l’acido.

Il miele crudo, per la possibile infezione botulinica è bene non somministrarlo al bambino fino almeno all’anno di età.

Alcune tipologie di pesce come il tonno o il pesce spada sono poco indicati per i bambini per la loro ricchezza in mercurio, per un approfondimento leggi qui.

Il latte vaccino riempie molto il pancino del vostro bambino, con la possibile conseguenza di ridurre l’assunzione del latte materno/artifciale, per questo si sconsiglia l’utilizzo fino all’anno di età. Fatta naturale eccezione per l’utilizzo in alcune ricette, in generale va evitato come bevanda da somministrare al bambino.

Cuocere completamente l’uovo che altrimenti potrebbe esporre il bambino al rischio salmonella.

Per quanto concerne le allergie ormai diversi studi hanno evidenziato come non ci siano vantaggi dalla tardiva esposizione del bambino agli alimenti allergizzanti. Se in famiglia ci sono casi di allergie a frutta secca, molluschi, grano, fragole, agrumi, kiwi, noci, pomodoro, pesce, uova o prodotti caseari è bene essere maggiormente cauti, ad esempio facendo passare alcuni giorni tra l’introduzione di un cibo allergizzante e un altro così da valutare ogni eventuale reazione. Detto questo dai 6 mesi in poi è possibile somministrare tutti gli alimenti (ad eccezione di quelli soprammenzionati) senza alcuna eccezione. La permanenza dell’allattamento al seno garantirà minore rischio di sviluppo allergico, per questo è vivamente consigliato di proseguire l’allattamento al seno, almeno fino all’anno di età, anche se le maggiori linee guida internazionali ormai indicano fino ai 24 mesi di vita. Come curiosità vi riporto queste esperienze:  alcuni bambini mostrano un particolare evitamento di alcuni cibi. I genitori non capivano la motivazione, fino a quando in seguito all’ingestione dell’alimento il bambino ha mostrato un’allergia/intolleranza specifica, l’istinto li aveva inconsciamente guidati.

autosvezzamento

Arriviamo dunque ai vantaggi che l’autosvezzamento ha mostrato e per i quali molti genitori si stanno informando e approcciando ad esso. Vediamo insieme i punti più salienti:

  1. DIVERTENTE —> permette di agire attivamente nel pasto, decidendo cosa mangiare, quanto e con che velocità. Avere a che fare con cibi diversi, avere precoci esperienze positive donerà al bambino un’approccio salutare nei confronti del cibo.
  2. NATURALE —> i bambini sono programmati per sperimentare ed esplorare, così imparano. Usano le loro mani e la loro bocca per scoprire tutti gli oggetti, incluso il cibo. Il bambino può seguire il suo istinto, mangiando quando è pronto, come gli altri cuccioli di animali.
  3. IMPARARE DAL CIBO —> imparano la forma, l’odore, il gusto, la consistenza dei cibi singoli e della loro combinazione. Attraverso le pappe tutte le consistenze sono a crema. Con lo svezzamento guidato dal bambino, questi ultimi possono riconoscere il cibo per com’è e semplicemente lasciare quello che non gli piace senza rifiutare tutto. Questo rende i pasti più semplici da organizzare senza che il bambino non mangi i cibi che gli piacciono. Così si può condividere un pasto anche se non tutti apprezzano tutti i sapori.
  4. IMPARARE A MANGIARE IN SICUREZZA —> esplorare il cibo prima che arrivi alla bocca insegna al bambino cosa è masticabile, cosa no. Questo è importante per una sicurezza futura, prevenendo l’utilizzo di pezzi troppo grandi. 
  5. CONOSCENZA —> I bambini imparano giocando e lo fanno anche attraverso il cibo. Imparano a tenere in mano qualcosa di morbido senza schiacciarlo, qualcosa si scivoloso senza farlo cadere. Entrano in confidenza con forma, dimensione, peso e consistenza.
  6. CONQUISTA DI POTENZIALITà —> coordinazione mani-occhi, destrezza. Masticare inoltre sviluppa i muscoli facciali che saranno propedeutici all’eloquio.
  7. ACQUISIRE CONFIDENZA —> nelle loro abilità. La ricompensa è immediata se riescono a prendere il cibo con la mano e portarlo alla bocca, imparando che sono capaci di far succedere cose belle, determinando confidenza e autostima. Questo li aiuterà anche in futuro rendendoli meno paurosi del nuovo. Al genitore l’autosvezzamento da fiducia nelle abilità e istinto del bambino.
  8. FIDUCIA —> la libertà di scegliere cosa mangiare o meno permette al bambino di essere meno spaventato nei confronti del cibo, se non lo vuole non lo prende.
  9. FAR PARTE DEI PASTI FAMILIARI —> mangiare lo stesso cibo degli altri componenti della famiglia, unirsi al momento sociale. È divertente per il bambino e permette di copiare i comportamenti del pasto, facendo sì che in maniera naturale tenda ad usare le posate e adotti le abitudini familiari del pasto. Si impara come i diversi cibi sono mangiati, come condividere, quando attendere il proprio turno e come conversare. Questo si ripercuote su tutta la famiglia a livello relazionale, di competenze sociali, sviluppo del linguaggio e sane abitudini alimentari.
  10. CONTROLLO DELL’APPETITO —> le abitudini alimentari apprese nell’infanzia permangono per tutta la vita. Sembra che lasciare scegliere al bambino cosa mangiare e quando concludere il pasto tenda a ridurre il fenomeno della sovralimentazione (prevenzione obesità)
  11. PROSEGUIMENTO ALLATTAMENTO —> riducendo molto gradualmente l’allattamento i bambini continuano a prendere una buona dose di latte, con i benefici noti
  12. AVERE A CHE FARE CON CONSISTENZE E IMPARARE A MASTICARE —> la chance di praticare la masticazione e il movimento di cose all’interno della bocca li rende capaci più precocemente di avere a che fare con cibo. Imparare a masticare è utile per la digestione e il linguaggio.
  13. SPERIMENTARE CIBO VERO —> spesso ci dimentichiamo l’importanza dei sapori e delle consistenze legate al piacere del cibo. Le pappe dove tutti i sapori sono uniti e tritati insieme in un’unica consistenza rende tutto uguale, non permettendo la scoperta del singolo sapore —> queso potrebbe aumentare il rischio di neofobia negli anni a venire!
  14. APPROCCIO POSITIVO AL CIBO —> molti disturbi alimentari hanno origine nei primi anni di vita. Se le prime esperienze col cibo saranno positive, problemi come neofobia o rifiuto saranno minori.
  15. SEMPLICE, PASTI MENO COMPLICATI —> se la dieta dei genitori è sana basterà adattare i cibi al bambino.
  16. Più SEMPLICE MANGIARE FUORI —> è possibile solitamente trovare in qualsiasi ristorante qualcosa che la bambina può mangiare 

Adesso che abbiamo capito le basi dello svezzamento e i vantaggi di un approccio guidato dal bambino sempre più praticato, siete pronti per i consigli specifici? Allora non perdete il prossimo articolo!

23 luglio 2019 / Senza categoria

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